Lazio-Piacenza 1997-1998 (0-0)
Lega Nazionale Professionisti A
Campionato Serie A
26ª Giornata Domenica 22 Marzo 1998
ore 15:00 Stadio “Olimpico” Roma
Lazio (Allenatore: Sven-Goran Eriksson, Età media titolari: 29,12):1 Marchegiani Luca, 2 Negro Paolo, 5 Favalli Giuseppe, 3 Lopez Giovanni, 17 Gottardi Guerino, 6 Chamot Jose Antonio, 14 Fuser Diego, 23 Venturin Giorgio, 21 Jugovic Vladimir, 10 Mancini Roberto, 19 Boksic Alen |Panchina:22 Ballotta Marco, 20 Grandoni Alessandro, 25 Almeyda Matias, 4 Marcolin Dario, 7 Rambaudi Roberto, 9 Casiraghi Pierluigi
Piacenza (Allenatore: Vincenzo Guerini, Età media titolari: 28,64):1 Sereni Matteo, 6 Delli Carri Daniele, 3 Tramezzani Paolo, 10 Stroppa Giovanni, 16 Scienza Giuseppe, 17 Valoti Aladino, 18 Mazzola Alessandro, 14 Rossi Marco, 7 Rastelli Massimo, 27 Buso Renato, 28 Dionigi Davide |Panchina:22 Marcon Sergio, 4 Bordin Roberto, 8 Valtolina Fabian Natale, 21 Tagliaferri Andrea, 15 Piovanelli Marco, 11 Piovani Giampietro, 9 Murgita Roberto
Marcatori:–
Sostituzioni:
1′ st Gottardi → Casiraghi (Lazio) | 11′ st Dionigi → Piovani (Piacenza) | 25′ st Jugovic → Almeyda (Lazio) | 37′ st Rastelli → Murgita (Piacenza) | 39′ st Mancini → Rambaudi (Lazio) | 3′ pt Stroppa → Bordin (Piacenza)
Lazio-Piacenza 0-0: la Grande Depressione dei Biancocelesti
Una Lazio spaventata ai confini del sogno
La Lazio si ritrova più impaurita che determinata in questa sfida contro il Piacenza, quasi soffrisse di vertigini prima ancora di toccare la vetta del campionato. Dopo ventiquattro anni di attesa per un momento così suggestivo, i tifosi biancocelesti assistono a una prestazione deludente, con reazioni emotive e accompagnamento sonoro che non riescono a sostenere la missione impossibile verso lo scudetto, ostacolata dai guastatori piacentini.
Il Piacenza sfiora tre volte il clamoroso blitz nel primo tempo, nonostante l’immediato infortunio di Stroppa (risentimento muscolare), partito come spalla di Dionigi nel 1-3-4-2 di Guerini. La Lazio, in cerca di continuità dopo ventuno risultati positivi, appare smarrita, con Sven Goran Eriksson definito “perdente di successo” per i ricordi del crollo contro il Lecce.
Una squadra senza testa né gambe
I campioni biancocelesti procedono senza lucidità, rimpiangendo l’assenza di Nesta in difesa e la vitalità di Nedved a centrocampo. La panchina opulenta, con Casiraghi, Almeyda e Rambaudi, si rivela inutile: i tre subentrano troppo tardi per cambiare il destino della squadra.
I guastatori del Piacenza, tra cui Rossi e Delli Carri, riescono a contenere Boksic, mentre Valoti e Tramezzani annullano rispettivamente Mancini e Gottardi. La Lazio manca di gioco corale, l’organizzazione appare improvvisata e ogni azione sembra affidata al lampo risolutore di un singolo artista.
Occasioni fallite e difesa traballante
Costretta ad attaccare, la Lazio si scopre vulnerabile: Buso sfiora l’autogol di Lopez, la palla colpisce il palo e Marchegiani salva miracolosamente. Ancora Dionigi colpisce la traversa e le azioni biancocelesti vengono neutralizzate dalla compatta organizzazione di Guerini. Fuser e Venturin girano a vuoto a centrocampo, mentre Boksic e Mancini non riescono a trovare spazi, e Rastelli diverte sfidando Lopez.
Il provvisorio vantaggio del Parma sulla Juve sembra l’unica speranza per svegliare i tifosi laziali, mentre l’intervallo permette a Eriksson di assimilare Casiraghi e sperare in maggior intensità. Guerini, però, si dimostra astuto, liberando Mazzola e spostando Rossi, rafforzando la contraerea piacentina.
La sindrome da primato e l’arte di Guerini
Il Piacenza, concentrato sulla salvezza, presenta reparti ravvicinati e ben assortiti, evidenziando le debolezze mentali della Lazio. Nonostante due conclusioni di Boksic e un salvataggio di Delli Carri, la squadra di Eriksson non riesce a sbloccare la partita, subendo il controllo tattico degli ospiti.
Il verdetto di Eriksson: “Non siamo cotti, ma serve attenzione”
Sven Goran Eriksson non nasconde la sua preoccupazione: “La squadra era vuota di testa e di gambe, almeno nel primo tempo. Abbiamo rischiato di perdere. Una giornata storta, certo. Il pareggio è giustissimo. Sabato a Udine dovremo dimostrare di non essere cotti”.
Il tecnico sottolinea il rischio di cali mentali dopo 22 risultati utili consecutivi e cerca di infondere fiducia: “Vediamo come andrà a Udine, poi valuteremo se sarà il caso di fare una scelta”, riferendosi alla possibilità di concentrare energie sulle coppe o sul campionato.
Dichiarazioni post-gara: depressione diffusa, ma la speranza resta
Le dichiarazioni post-partita raccontano uno scenario deprimente: tifosi appannati, Cragnotti a testa bassa, Zoff critico ma confuso, e giocatori consapevoli di un’occasione sprecata. Chamot è infuriato con i giornalisti, mentre Radomir Antic, dell’Atletico Madrid, nota la stanchezza e la mancanza di incisività di Boksic e Mancini.
Casiraghi ammette la prestazione negativa, Negro sottolinea la stanchezza dovuta agli impegni di coppa, e Mancini cerca di minimizzare: “Siamo sempre a due punti dalla vetta, otto partite da giocare, niente drammi”. Fuser conferma: “La stanchezza è plausibile, ma non vedo alcun allarme fisico o mentale”.
Il punto della situazione: record e opportunità
L’unico aspetto positivo è lo storico record di Marchegiani (595 minuti di imbattibilità, superato Fiori) e il punto conquistato: “Sì, oggi mi va benissimo”, conclude Eriksson. Tuttavia, la prestazione resta una lezione di umiltà: la Lazio dovrà esorcizzare questa “Grande Depressione” e ritrovare lucidità mentale e fisica in vista della sfida decisiva contro l’Udinese.
Con i rientri di Pancaro, Nesta e Nedved, la squadra può ancora sognare il Grande Slam, ma ogni errore rischia di compromettere il cammino. L’obiettivo ora è chiaro: recuperare energia, coesione e convinzione per le sfide che contano.
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