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Pescara-Torino 1992-1993 (2-2)

Lega Nazionale Professionisti A
Campionato Serie A
^4ª Giornata Domenica 27 Settembre 1992
ore 15:00 Stadio “Adriatico” Pescara

Pescara–Torino 2-2: la rimonta dell’Adriatico e il Toro che si scioglie sul più bello

Dal doppio vantaggio granata alla doppietta di Borgonovo nel finale: una partita folle che racconta virtù e fragilità di due squadre opposte per anima

PESCARA, 27 settembre 1992 – Stadio Adriatico.
Una domenica pomeriggio che non farà epoca, ma che resterà impressa nella memoria di chi c’era. Pescara–Torino finisce 2-2, con i granata avanti di due gol fino all’88’ e raggiunti da una clamorosa doppietta di Borgonovo negli ultimi istanti. Una partita che racconta molto più del risultato finale: racconta di carattere, di limiti strutturali, di “eleganza” fuori tempo massimo e di quella parola oggi quasi dimenticata chiamataconcretezza.


Toro elegante e presuntuoso: Scifo e Aguilera illudono Mondonico

Per quasi quaranta minuti il Torino gioca un calcio di qualità.
Scifo illumina, Aguilera finalizza, la manovra è fluida ma spesso inutilmente leziosa. Al 14’ è proprioEnzo Scifoa sbloccare il match con una giocata da campione vero, mentre al 39’Aguileraraddoppia mettendo apparentemente in banca una vittoria importante.

Il problema, però, è che il conto resta aperto.

Emiliano Mondonicolo capisce subito: è in piedi dalla panchina quasi dall’inizio, esasperato da un Toro che palleggia troppo e colpisce poco. Il 2-0 non è figlio della ferocia agonistica, ma di una superiorità tecnica espressa a metà, con arabeschi e tocchi raffinati che finiscono per anestetizzare la partita invece di chiuderla.


Il Pescara non molla: Massara corre, Borgonovo aspetta

Il Pescara diGiovanni Galeoneincassa ma non crolla.
La velocità diMassaramette in difficoltà Arnioni sin dalle prime battute, mentreBorgonovo, dato per spento da molti, prepara in silenzio il suo riscatto. In settimana aveva promesso il gol. Nessuno gli aveva creduto davvero.

Il Torino, invece, sembra crederci troppo: convinto della propria superiorità, abbassa i ritmi, arretra i reparti e lascia che la partita scivoli lentamente verso una zona pericolosa.


La svolta nella ripresa: pressione pescarese e Toro in affanno

Nel secondo tempo cambia tutto.
Non tanto per gli schemi, quanto per l’atteggiamento. L’ingresso diPalladini(al posto di un Sivebaek definito non a caso “Gruviera”) dà muscoli e intensità al centrocampo del Pescara. È incredibile, ma vero: bastaun solo centrocampista combattivoper ribaltare l’inerzia della gara.

Il Torino si ripiega su se stesso.
Fusi è costretto agli straordinari, Marchegiani – autore di una prestazione di alto livello – diventa l’ultimo baluardo. Scifo continua a rispondere alla pressione con palleggi eleganti, ma inutili. Il calcio, si sa, non premia sempre lo stile.


Gli ultimi cinque minuti che cambiano tutto: Borgonovo, due volte

All’88’ il Pescara meriterebbe già il gol.
Al 89’ lo trova:Borgonovoapprofitta di una difesa granata ormai svuotata mentalmente e riapre la partita. L’Adriatico esplode, il Torino vacilla.

In pieno recupero, al 93’, accade l’impensabile.
Ancora Borgonovo, ancora sotto la curva, ancora una palla che finisce alle spalle di Marchegiani. È 2-2. È delirio.

Una rimonta rocambolesca, sì. Ma tutt’altro che casuale.


Analisi tattica: qualità senza carattere, carattere senza paura

Il Torino ha nomi importanti, esperienza internazionale, giocatori abituati a palcoscenici elevati:
Scifo, Aguilera, Casagrande, Fusi, Bruno, Marchegiani. Eppure si scioglie nella ripresa, mostrando una fragilità mentale difficile da spiegare solo con la tattica.

Il Pescara, al contrario, cresce con il passare dei minuti.
Meno qualità, ma più fame. Più corsa, più muscoli, più voglia di lottare fino all’ultimo pallone.

Nel quarto d’ora finale, in mezzo al campo,Venturin e Sordotengono botta meglio di chi avrebbe dovuto fare la differenza tecnica.


Conclusione: il Toro e il suo eterno paradosso

Alla fine il pareggio è giusto.
Giusto per quanto visto nei due tempi, giusto per ciò che il calcio spesso insegna:senza concretezza, la qualità non basta.

Questo Torino non è nuovo a partite contraddittorie, capaci di racchiudere in novanta minuti il meglio e il peggio. Forse oggi non si parla più di “attaccamento alla maglia”, forse il mercato ha cambiato tutto. Ma muscoli, carattere e voglia di lottare restano valori imprescindibili.

E il Pescara, quel pomeriggio all’Adriatico, lo ha dimostrato fino all’ultimo secondo.

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